Breve storia dei fuorionda

Il fuori onda che poteva avere più conseguenze sulle nostre vite è finito in bocca ad Obama: “dopo la rielezione ci sarà più flessibilità”, dichiarò a Medvedev il 26 marzo 2012 durante un summit nientemeno che sulla sicurezza nucleare. Ma nel clima post-wikileaks ed estenuato dal bunga a bunga in Italia questa rivelazione non ha avuto eco. I primi esempi se li inventò negli anni novanta “Striscia la notizia”, ma il fatto che con Emilio Fede fossero subito diventati un format li destituiva di ogni fondamento giornalistico relegandoli al tormentone autoprodotto. L’autenticità della registrazione clandestina garantita dall’inconsapevolezza del rivelatore è infatti un imprescindibile marchio di fabbrica. Ne era garantita senza dubbio la fortuita registrazione che segnò a destra la fine dell’unanimismo berlusconiano il 6 novembre del 2009.

Gianfranco Fini ad un convegno su Borsellino fu captato mentre si rivolgeva ad un procuratore parlando di mafia e Spatuzza. E questo che era già uno dei peggiori incubi del cavaliere deflagrò quando l’opinione del Delfino che tutti sospettavano venne alla luce: “confonde la leadership con la monarchia assoluta…. poi in privato gli ho detto… ricordati che gli hanno tagliato la testa”. Qualche mese dopo accadde il contrario e il leader di Fli non riuscì neanche a sfruttare politicamente il suo martirio.

Forse l’esempio recente più corposo, ma la sua collocazione nel genere è ancora dibattuta, è stato quella del deputato Francesco Barbato che, per gli Intoccabili di Gianluigi Nuzzi, trasformò la captazione audio-video in un vero e proprio reportage sull’indegnità della classe politica, assumendo a inconsapevole protagonista l’eletto all’estero Antonio Razzi. Ma siamo già a dicembre 2011 quando l’argomento “casta” è di dominio più che pubblico e la clip di Barbato aggiungeva solo qualche luce ad una zona già in penombra. Infatti la seconda caratteristica fondamentale è che il fuori onda riveli l’inedito perché si muove in quello spazio grigio tra verità e comunicazione in cui l’interlocutore dice in privato quello che non direbbe mai in pubblico. Zona ampiamente sfruttata da Luigi Lusi, l’ex tesoriere della Margherita, che in un sospetto video rinnegato della scorsa primavera minacciò “se parlo salta il centrosinistra”, come se ce ne fosse stato bisogno.

Il fuori onda su Internet

Il fuori onda è nell’era di internet piccone privilegiato per abbattere tramezzi tra consenso e rappresentanza, tra cittadino e potere. Una forma, a volte epica a volte subdola, di democrazia quasi diretta. “Grillo é un istintivo, lo conosco bene, non sarebbe mai stato in grado di pianificare una cosa del genere. I politici, Bersani, non lo capiscono. Non hanno capito che c’è una mente freddissima molto acculturata, molto intelligente dietro».

Questa definizione firmata dal protogrillino Favia, che si attaglia a qualsiasi grande vecchio di fattura complottista, apre una diserzione profonda nel ribellismo internettiano. “Da noi la democrazia non esiste… Casaleggio è il padre padrone del movimento” è perciò destinata a diventare una bomba a mano democratica finita nelle maniche degli eroi.

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