Intervista esclusiva a Mazinga Z

“Sono nato nel 1972 da un’idea che il mio creatore Go Nagai ebbe mentre era fermo nel traffico”. Inizia così il racconto dei suoi quant’anni Mazinga Z, robot giapponese che diventò famoso in Italia nel 1980 quando Rai Due, all’epoca Rete Due, iniziò a trasmetterne la serie animata. “Mio padre cercava di immaginarsi cosa sarebbe potuto accadere se dalla sua automobile fossero usciti dei grandi arti in modo da poter scavalcare gli altri mezzi ed arrivò la scintilla”. L’intuizione del geniale fumettista piacque subito alla Toei Animation e così prese vita il primo anime giapponese in ordine cronologico del genere Super Robot.

Eppure il suo pilota Koji non entra nella sua testa con un’automobile ma con un jet chiamato “Aliante Slittante”.
Ci fu molta discussione su come dovesse avvenire l’integrazione tra me e lui. La macchina fu quasi subito scartata in favore di una motocicletta che però ricordava molto la serie Kamen Drive che allora andava per la maggiore. Alle fine si scelse il jet per essere originali e dare un’idea di modernità.

Modernità che si scontrò da subito con la realtà della cronaca. La partenza del suo progetto inciampò in uno sciopero degli animatori della Toei.
È vero. Infatti i primi quindici episodi della mia serie furono realizzati da diversi studi di Tokyo. Questo mi causò dei piccoli danni d’immagine: il mio aspetto e la mia colorazione presentarono infatti varie differenze da una puntata all’altra.

Ci ricorda brevemente la sua storia?
Sono stato costruito dal professor Juzo Kabuto e lasciato in eredità al nipote Koji per cercare di fermare gli attacchi del Dottor Inferno.

Di chi?
Uno scienziato tedesco che nel 1962 aveva partecipato con Kabuto ed altri colleghi a una spedizione archeologica nell’isola greca di Bardos alla scoperta dei resti della civiltà micenea. Ritrovarono casualmente l’esercito di mostri meccanici costruiti da loro e questo fece impazzire il Dottor Inferno che uccise tutti i colleghi per tenere per sé questo potere e sottomettere il mondo. Il professore fu l’unico che riuscì a scappare.

Non per molto. Fu raggiunto in Giappone ed ucciso dai soldati di Inferno.
Non prima di avermi completato ed affidato a Koji però. Allora era solo uno studente di liceo di sedici anni.

Ci sono voluti due anni per vincere la vostra guerra. Poi cosa successe?
Koji andò negli Stati Uniti per svolgere alcune ricerche alla Nasa lasciando la difesa della Terra al Grande Mazinga, costruito da suo padre e pilotato da Tetsuya. Il suo periodo di studi, però , non durò molto. Venne richiamato dal dottor Procton per indagare su alcuni avvistamenti di Ufo e finì a guidare un nuovo robot, Goldrake, contro le forze di Vega.

La sua è stata una vita dura ma le soddisfazioni non sono mancate.
Certo. In Spagna, a Màs del Plata nei pressi di Tarragona, c’è una grande statua in mio onore e la mia serie animata ha avuto ben novantadue episodi.

In Italia però se ne sono visti solo cinquantuno.
Nel vostro paese c’è stata parecchia confusione su di me. La scelta di non trasmettere la serie completa, per esempio, vi ha impedito di apprezzare la continuità narrativa tra me e Il Grande Mazinga, introdotto durante le mie puntate finali.

Tutto qui?
No. Koji è stato inspiegabilmente ribattezzato due volte. Si chiamava Ryo nella mia serie ed Alcor in Goldrake, che sarebbe dovuto essere l’ultimo capitolo della trilogia e che invece fu trasmesso per primo nel 1978. Effettivamente in molti hanno creduto che si trattasse di cartoni animati diversi.

Sono stati tutti accolti da un grande successo però.
Nonostante i critici di allora l’accusarono di essere troppo violento. Non serbo alcun rancore per questo. La cultura giapponese e quella italiana sono molto diverse. Da noi la violenza e il sesso sono demonizzate attraverso il loro racconto fin dall’infanzia. Da voi si sono taciute per molto tempo.

Dopo 40 anni il suo bilancio è positivo. Ha salvato la Terra.
Beh sì, qualcuno doveva pur farlo.

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