Imparare a programmare: i linguaggi di programmazione più diffusi ed usati

Tra le lingue che bisognerà assolutamente conoscere nel futuro non ci sono solo l’Inglese, il Cinese e il Russo. A questa lista vanno aggiunte anche JavaScript, Python, Ruby e Html5, i più popolari linguaggi di programmazione della Rete (Html5 in realtà è un linguaggio di marcatura, detto anche markup), quelli che ci permettono di visualizzare questa pagina in questo momento.

Il codice è poesia

Il motto di WordPress è «Code is poetry» («Il codice è poesia») e non è un caso: il codice è una vera e propria lingua, con la sua grammatica, le sue sfumature e – se vogliamo – anche la sua ironia. Ogni programmatore affina il proprio stile e trasferisce in esso la sua personalità, il suo modo di ragionare, tramite funzioni, stringhe, variabili e commenti lasciati qua e là nelle pagine.

Imparare il codice significa avere immediatamente a disposizione gli strumenti per realizzare un’idea, sia essa un’applicazione per iPhone, un gioco o il proprio sito personale. Possiamo affermare che la conoscenza dei linguaggi di programmazione sarà parte integrante dell’alfabetizzazione del prossimo futuro, per cui diventerà una discriminante fondamentale nel mondo del lavoro (oltre che per la propria cultura personale).

Per tutti coloro che vogliono cimentarsi nell’apprendimento dei più popolari linguaggi di programmazione ci sono un paio di piattaforme da tenere in considerazione Codeacademy e ThreeHouse due siti che offrono lezioni gratuite e semplicissime da seguire, con metodi didattici che riescono a far avvicinare chiunque sappia fare 2+2 al linguaggio in cui è scritta la Rete. Io stessa mi sono messa alla prova e – pur non essendo mai stata una cima in matematica – ho completato il corso di introduzione a JavaScript su Codeacademy in meno di un’ora.

I linguaggi di programmazione più utilizzati

Acquisire competenze può aumentare notevolmente le possibilità di trovare un lavoro (soprattutto di questi tempi) e forse vale la pena fare un tentativo e mettersi in gioco imparando qualcosa di nuovo, anche se sembra apparentemente distante da noi. E avvicinarsi ai linguaggi di programmazione potrebbe essere un buon punto di partenza.

In questi paragrafi cercheremo di dare un chiaro punto di vista sui vari linguaggi oggi utilizzati nel mondo del lavoro.

Java

javaOgni anno si riconferma primo nelle classifiche dei linguaggi di programmazione più usati al mondo. Viene creato nel 1995 alla Sun Microsystem, oggi Oracle, ed è un linguaggio con tipizzazione forte che deve la sua sintassi al C ed al C++. È particolarmente orientato agli oggetti ed è multipiattaforma, caratteristica che ne fece la sua fortuna in un tempo in cui bisognava avere un compilatore creato ad hoc per il proprio processore.

Attualmente è molto utilizzato per programmi multi-piattaforma, web app e soprattutto nella programmazione di app e giochi per smartphone, poiché Android si basa molto su Java.

C e C++

Il primo linguaggio di alto livello creato. Il C è il capostipite di tutti i linguaggi esistenti oggi. Nato nel 1972 grazie a Dennis Ritchie, Brian Kernighan e Ken Thompson, è un linguaggio molto sicuro ed è ancora utilizzato nella realizzazione di software che girano a velocità molto elevate.

Ma il C ha dato il via anche ad un “erede”. All’inizio degli anni Ottanta fu creato il C++ (letto plus plus), che oggi ha raggiunto una diffusione pari al suo progenitore. Oltre al suddetto sono stati create altre variazioni, tutte orientate agli oggetti: Objective C e C#.

Python

pythonIl “pitone” è un linguaggio di programmazione che sta diventando sempre più utilizzato nel mondo informatico. È un linguaggio snello, veloce ed adattissimo per i principianti, ma non lasciatevi ingannare: Google, YouTube, Facebook, Instagram e Pinterest fanno un uso estensivo di questo linguaggio per le loro web app.

Python fu creato nel 1991 da Guido von Rossum, e si presenta oggi come un linguaggio multi-paradigma che supporta sia la programmazione ad oggetti che quella strutturale e funzionale.

La sua semplicità risiede nel fatto che non possiede una tipizzazione forte per cui risulta molto snello da leggere anche all’occhio umano, evitando blocchi inutili di codici indecifrabili.

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